Comune di Gorgo al Monticano

Storia

GORGO AL MONTICANO

Gorgo al Monticano

Il Comune di Gorgo al Monticano è suddiviso in tre ambiti territoriali. Gorgo al Monticano è il capoluogo, dove trovano sede la casa comunale e le principali attività commerciali, direzionali e produttive del territorio.

Situato tra i centri di Motta di Livenza ed Oderzo, si sviluppa principalmente lungo la S.R. 53 "Postumia", importante via di comunicazione che congiunge la zona di Treviso con il Veneto orientale.

L’attuale "Gorgo al Monticano" anticamente era chiamato "Gurgus molendinorum", gorgo – corrente impetuosa – acqua profonda, usata per l’industria dei molini.

La chiesa dei santi Ippolito e Cassiano, del XV secolo, con il campanile in cotto e la facciata a tre arcate, ospita una preziosa pala “Il Crocifisso e la Maddalena” realizzata da Francesco Pittoni nel 1685, con un altare di scuola sansoviniana e un organo Callido.


Intorno alla chiesa parrocchiale di Gorgo ci sono quattro lapidi. La prima lapide è dedicata a don Antonio Massarin, “per XX anni parroco zelantissimo” morto nel 1833 di “cholera”. La seconda e la terza riguardano i cadti della Guerra del 1015-1918 e della Guerra del 1940-1945. La quarta lapide apposta in un cippo è “a ricordo dei caduti per incidente stradale” e reca l'iscrizione: “Come il turbine travolge le rose profumate, così siete stati strappati dal giardino del nostro amore. Ma la vostra continua sorretta dal vostro dolce ricorso”. E' firmata Comune di Gorgo al Monticano ed è datata 20/06/1999.

NAVOLÈ

Navolè  

La frazione di Navolè è situata a nord del capoluogo, da cui dista anch’essa circa 4 Km. La zona è prevalentemente agricola, anche se si è sviluppata negli ultimi venti anni una discreta zona industriale.

Il centro abitato si sviluppa lungo la ex SP 118 che collega Motta di Livenza con Mansuè.

"Navolè" deriverebbe da "Navium lectum", letto di navi; sta ad indicare l’antichissimo e numeroso accesso di natanti risalenti per il Fiume Livenza a caricare legnami da costruzione, ricavati dai boschi del paese e luoghi limitrofi.
 

Nella Chiesa di San Martino si trova la riproduzione a grandezza naturale del Trittico di Cima da Conegliano – San Martino a cavallo, con San Giovanni Battista e con San Pietro. L'opera d'arte, dopo il restauro, è stata trasferita nel museo di Vittorio Veneto.

CAVALIER

Cavalier

La frazione di Cavalier è situata a sud del capoluogo, da cui dista circa 4 Km. La zona è prevalentemente agricola. Il centro abitato si sviluppa a ridosso della SP 54, che congiunge Oderzo con Cessalto.

"Cavalier" potrebbe trovare una spiegazione nel latino "Cabularium", che starebbe ad indicare una stazione di cambio dei cavalli per i mercanti che da Oderzo si dirigevano per le loro compravendite a Ceggia e zone limitrofe.

La chiesa parrocchiale di Cavalier, intitolata a San Daniele Profeta, è una della più antiche della zona. Di stile romanico, fu edificata probabilmente tra la fine del XIV secolo e l'inizio del XV. La consacrazione risale al 2 giugno 1826 e fu eseguita dal vescovo Giacomo Monico.

Sulle due pareti della navata sono stati scoperti e portati alla luce, dopo secoli di oblio dovuti alla copertura delle pareti con calce, 18 affreschi di grande interesse artistico. La chiesa è adornata da altre opere d'arte: tre tele raffiguranti la Sacra Famiglia, L'Ecce Homo e San Daniele, una statua linea di San Giuseppe con il fanciullo Gesù e una della Madonna della Salute (in sacrestia)

Poco lontano dalla chiesa di Cavalier resiste uno degli ultimi boschi planiziali de Veneto, ricco di essenze autoctone, con piante di alto fusto e un fitto sottobosco, citato in tutte le mappe catastali di epoca veneziana e posteriore. Nel 1700, fra il territorio di Motta e Oderzo, di questi boschi ne risultavano ben ventiquattro.

CENNI STORICI

Il territorio del Comune di Gorgo al Monticano, costituito dal Capoluogo e dalle due frazioni di Navole' e di Cavalier, si trova fra i due grossi centri commerciali di Oderzo e di Motta di Livenza ai quali è unito dalla statale Postumia.

Ha attualmente una popolazione di 4138 abitanti.

E' un territorio ricco di storia, come lo testimoniano la presenza di interessanti reperti archeologici, che ha conosciuto l'esistenza di insediamenti umani già in epoca romana.

Molte notizie se ne ricavano da vari testi, in particolare da “Gorgo al Monticano attraverso la documentazione storica” di Paolo Vocialta, edito da Arti Grafiche Conegliano, disponibile nella biblioteca del paese.

Il capoluogo, nei primi anni dopo il Mille, veniva indicato con la denominazione "Gurgus Molendinorum", il che non deve indurci comunque ad attribuire a Gorgo origini romane illustri, come quelle della vicina Oderzo "Opitergium", di cui era suburbio: lo testimoniano in gran numero, i capitelli, i fregi, i cornicioni ritrovati nella campagna gorghense e raccolti nel museo opitergino.

Nel 452 il territorio subì la stessa sorte di Oderzo: fu saccheggiato dalle orde di Attila che vi giunsero dalla via Postumia dopo aver distrutto Aquileia, fu messo a ferro e a fuoco e gli abitanti, secondo quanto riferisce lo storico Lepido Rocco, scappando nascosero i loro tesori in un pozzo.

Da qui l'uso della formula "Salvo jure putei" o salvo il pozzo d'oro, che veniva usata nei contratti di vendita dei terreni di Gorgo al Monticano.

Seguì le stesse vicissitudini di Oderzo e nel 1388 entrò a far parte della Repubblica di Venezia.

Da allora fu sotto la Podesteria di Motta e fu soggiorno di patrizi veneziani.

Sotto la Serenissima subì l'invasione degli Ungheri nel 1412 e dei Tedeschi della Lega di Cambrai nel 1511.

I Turchi non riuscirono ad invaderne il territorio in quanto non riuscirono ad attraversare il Livenza nel 1477.

Dopo tre secoli di tranquillità sotto il governo di Venezia, nel 1796 austriaci e francesi nel 1799 razziarono alternativamente il territorio spogliando le chiese di tutti gli oggetti preziosi.

Completarono le spogliazioni i cosacchi di Savarov nel 1799.

Dal 1813 ci fu l'occupazione da parte dell'Austria, certamente non gradita dai Gorghensi che dimostrarono la loro insofferenza nelle fatidiche giornate della insurrezione di Venezia del 1848.

Il 17 aprile di quell'anno venne costituita la Guardia Civica, costituita dalla Guardia Mobile, per accorrere dove il bisogno riecheggiava, e dalla Guardia Stabile. Il verbale della costituzione termina con l'esclamazione: "Viva Pio IX, Viva l'Italia".

Nel 1917, dopo la rotta di Caporetto, Gorgo al Monticano si trovò nelle retrovie austriache, a una decina di chilometri dalla linea del Piave.

La popolazione del comune visse il periodo fra le due guerre e il dopoguerra in dignitosa povertà resa particolarmente triste dalla disoccupazione e da una forte emigrazione che spopolò la campagna.

Dopo le due guerre il capoluogo e le due frazioni di Navolè e Cavalier avevano un minuscolo centro abitato formato dalla tre chiese parrocchiali, dalla canonica un'osteria con i cosiddetti "generi coloniali" e qualche casupola.

Alcune belle ville tutt'ora esistenti: Villa Foscarini Cornaro, Villa Revedin, Villa Brunesca, ed i pochi edifici pubblici si elevano isolati lungo le strade polverose in mezzo ai seminati e ai vigneti.

Caratteristici del paesaggio erano i cosiddetti "casoni" col tetto coperto di canne di palude e le enormi case coloniche fatte costruire dai Conti Revedin per favorire l'allevamento dei bovini e dei bachi da seta.

Le acque dell'affluente Monticano azionavano le ruote dei famosi mulini, che diedero il nome all'attuale località.

Ora non si allevano più i bachi da seta e sono scomparsi i casoni e i mulini.

La comparsa e lo sviluppo di numerose attività industriali ed artigianali, con conseguente formazione di un nucleo abitativo nuovissimo, ne hanno mutato totalmente l'aspetto.

1914-2014. CENTO ANNI DALLA GRANDE GUERRA
Da Caporetto al Piave.
 
"La mancata resistenza di riparti della II° Armata vilmente ritiratisi senza combattere, o ignominiosamente arresisi al nemico, ha permesso alle forze austro germaniche di rompere la nostra ala sinistra sulla fronte Giulia. Gli sforzi valorosi delle altre truppe non sono riusciti ad impedire all'avversario di penetrare nel sacro suolo della Patria.”.
Con queste gravi e infamanti parole si apre la prima versione del bollettino di guerra stilato dal generale Luigi Cadorna il 28 ottobre 1917 dal suo nuovo Quartier Generale di Treviso. Caporetto è caduta in mano nemica quattro giorni prima in seguito alla fulminea manovra di sfondamento dell'esercito austro-germanico nell'Alto Isonzo, tra Plezzo e Tolmino. Tutte le posizioni sul fronte orientale, faticosamente conquistate dopo undici cruente e sanguinose battaglie condotte dal regio esercito italiano sono irrimediabilmente minacciate dal rischio di un fatale accerchiamento. L’inevitabile ritirata su posizioni più difendibili, priva di qualsiasi coordinamento, assume le dimensioni di una caotica fiumana di soldati e civili in fuga. La sola Terza Armata di S.A.R. il Duca d’Aosta arretra in buon ordine, ostacolando in maniera determinante l’incalzante esercito austro-germanico. Si cerca da subito di organizzare una prima difesa sul Tagliamento, ma il disperato tentativo ha il solo effetto di ritardare l'avanzata dell’imperial-regio esercito. L'ordine di ripiegamento dal Tagliamento al Piave viene dato il mattino del 4 novembre.
 
La mattina del 7 novembre si avvertono i primi colpi di fucile e mitragliatrice lungo le sponde del Livenza, all’altezza di Navolè. Sul far della sera giunge la notizia che il nemico ha passato il fiume a Portobuffolé: Gorgo al Monticano diventa zona di guerra. Nella notte cominciano gli scontri sulla linea del Monticano che si concludono solo nel mattino seguente quando nei pressi di Villa Revedin un battaglione ungherese passa di sorpresa il fiume e cattura gran parte del 1° battaglione del 14° reggimento di fanteria “Brigata Pinerolo” insieme al suo comando. Le ultime resistenze italiane sono sopraffatte nella notte del giorno 9: il drappello di cavalleria che copre il ripiegamento del grosso dell’esercito è sorpreso nell’oscurità e nella pioggia incessante da una incursione di alcune pattuglie austriache. Tra il fitto tiro incrociato di mitragliatrici, razzi illuminanti e pezzi di artiglieria, riecheggiano gli ordini concitati degli ufficiali italiani. Solo alle prime luci dell’alba, ristabilito l’ordine, le ultime retroguardie hanno il tempo di organizzarsi e partire al galoppo per raggiungere i propri reparti che nel frattempo, passato Oderzo, stanno raggiungendo velocemente Ponte di Piave. Di quest’ultima estrema resistenza, a Gorgo al Monticano rimangono cinque vittime.
 
Qualche ora dopo, sul far del mezzogiorno, la Seconda e la Terza Armata italiana completano il passaggio del Piave. Più a nord la Quarta Armata si sta attestando sulle nuove posizioni dal Monte Grappa al Montello. Tutte le operazioni di ripiegamento sulla riva destra del Piave si concludono la sera quando i genieri italiani fanno saltare i ponti. Sotto la guida del generale Armando Diaz, appena nominato al Comando Supremo in sostituzione di Cadorna, sta per cominciare la drammatica “Battaglia di Arresto”.
 


I FIUMI


Il Monticano (Montegan in veneto, anticamente Motegan) è un fiume del Veneto che scorre interamente nella provincia di Treviso.

Nasce sul monte Piai (540 m), piccolo rilievo presso Cozzuolo (frazione di Vittorio Veneto), da tre sorgenti. Da qui scaturiscono i rami detti rispettivamente Monticanello, rio Montagnana e rio Col di Stella. Convenzionalmente viene considerata come sorgente principale quella del rio Montagnana. La più spettacolare è quella da cui origina il rio Col di Stella, che non è però visitabile perché un pozzetto di captazione delle acque ne impedisce la vista; si trova in località le Perdonanze, a pochi metri da una stradina panoramica frequentata da cicloturisti.

 

Dopo un percorso di poco più di un centinaio di metri, il rio Col di Stella forma una cascata di circa 50 metri, denominata Pisson, un tempo ben più copiosa. La pozza alla base della cascata è facilmente raggiungibile ed è meta di escursioni didattiche. L'accesso è assai spettacolare: si percorre una forra di marna, arenaria e conglomerato, che identificano le origini geologiche non solo del monte Piai ma di tutti i colli circostanti.

Attraversa Conegliano, dove il "canale Refosso" lo metteva in collegamento con il torrente Ruio. All'altezza di Sarano (località non frazione di Santa Lucia di Piave) e precisamente nella zona denominata Tre Acque, riceve da destra il torrente Crevada e, poco oltre, il Cervada. Nella zona di Mareno di Piave e Vazzola scorre tra argini rialzati. Attraversa quindi Fontanelle, dove riceve le acque di numerose risorgive, Oderzo, Gorgo al Monticano e presso Motta di Livenza confluisce da destra nel fiume Livenza. La confluenza risulta spostata dopo la deviazione del Livenza e del Monticano in seguito all'alluvione del 1882.

L'origine del nome forse risale al verbo monticare, perché un tempo i pastori lo usavano come via di collegamento tra la pianura veneta e le montagne. Un'ipotesi forse più certa lo fa derivare dal nome latino Monticanus, probabilmente un centurione romano che aveva ricevuto come premio dei terreni nella zona delle sorgenti.

Il suo bacino idrografico ricade nell'area di competenza del Consorzio di bonifica Piave.

Il Livenza, o la Livenza (Livensa in veneto, Livence in friulano standard, Lighintha in friulano occidentale locale, è un fiume dell'Italia nord-orientale, lungo 112 km, che sfocia nel golfo di Venezia sul mare Adriatico.

 

Il fiume nasce da grandi e spettacolari sorgenti valchiusane, le sorgenti del "Gorgazzo" e della "Santissima" (con portata di circa 15 m³/s pressoché costante) e quella del "Molinetto", più piccola, che sgorgano ai piedi delle montagne del gruppo del Cansiglio-Cavallo, nei comuni di Polcenigo e Caneva, regione del Friuli-Venezia Giulia.

 

Riceve lungo il percorso da destra anche le acque di altri fiumi di risorgiva a carattere assai regolare come il Meschio e il Monticano e da sinistra presso Ghirano di Prata di Pordenone quelle a carattere torrentizio del fiume Meduna, suo principale tributario che, con i suoi affluenti Cellina, Colvera e Noncello drena tutta la parte montana del suo bacino. Da notare anche che a valle di Sacile il Livenza riceve parte delle acque originariamente del Piave, attraverso una lunga serie di condotte forzate che hanno origine dal lago di Santa Croce, le quali danno origine prima al Lago Morto in località Borgo di Basso Fadalto, poi, poco più a sud al Lago del Restello e da questi al lago di Negrisiola, in località Prati di Savassa e da qui proseguono la loro discesa verso il mare dando origine al fiume Meschio.

Il Meduna in particolare fornisce al Livenza gran parte dell'apporto pluviale dell'intero bacino sotto forma però di piene rovinosissime con portate anche superiori ai 4 400 m³/s che si espandono nel suo immenso ghiaieto largo anche 5 km. Il fiume conserva acque sufficientemente pulite e abbondanti durante tutto l'anno grazie alle generose sorgenti tanto da essere navigabile per quasi tutta la lunghezza del suo alveo che ha una ampiezza che va da 30 a 100 metri da Portobuffolé fino al mare. Sfocia a Caorle, in Veneto, nel mare Adriatico.

Lungo il suo corso il fiume segna per una breve parte del suo percorso il confine tra il Veneto ed il Friuli-Venezia Giulia bagnando numerosi comuni tra i quali: Polcenigo, Caneva, Fontanafredda, Sacile, Gaiarine, Brugnera, Portobuffolé, Prata di Pordenone, Mansuè, Pasiano di Pordenone, Gorgo al Monticano, Meduna di Livenza, Motta di Livenza, San Stino di Livenza, Cessalto, Torre di Mosto, Eraclea e Caorle.

 

Il Livenza è un fiume di pianura e per questo è copioso di acqua, pescoso e ricco di vegetazione. La sua portata media annua di 85 m³/s è paragonabile a quella di fiumi più lunghi come il Tagliamento (92 m³/s) e il Brenta (93 m³/s) ma il suo regime è molto più costante con portate minime estive che non scendono mai sotto i 50 m³/s. Al contrario le massime possono superare i 2 500 m³/s, soprattutto per effetto delle disastrose piene del sistema Meduna-Cellina, a carattere marcatamente torrentizio.

In occasione di condizioni atmosferiche sfavorevoli, con abbondanti precipitazioni nelle prealpi, il rischio alluvione per diversi centri rivieraschi è molto alto. Un evento alluvionale catastrofico si è verificato nel 1966; nel 2002 si è sfiorato lo stesso tipo di tragedia. Nel 2010 si sono verificati eventi climatici tali da essere paragonabili al '66, il 2 novembre dello stesso anno è stato dichiarato lo stato di massima allerta. Da oltre 30 anni le popolazioni interessate stanno tentando di ottenere la messa in sicurezza del corso d'acqua con la costruzione di adeguate opere a monte.

A Montereale Valcellina in località Ravedis sul torrente Cellina è stata ultimata una diga che avrebbe la funzione di trattenere a monte circa 20 milioni di metri cubi di acqua. Quest'opera dovrebbe contribuire a limitare tali rischi, ma non viene ritenuta sufficiente a eliminarli del tutto. Costruita per avere un effetto di laminazione della piena; ottenuto tramite la realizzazione, alla base dello sbarramento, di una apertura tale da garantire a valle della diga il 100% della portata del fiume Cellina a regime normale e trattenere a monte della diga la portata eccedente durante gli intensi fenomeni piovosi. Nonostante la finalità dell'opera il bacino che dovrebbe esser vuoto per poter contenere la portata in eccesso viene sempre mantenuto pieno, per scopi irrigui, e quando si verificano copiose piogge l'acqua tracima dalla sommità della diga, esponendo al rischio di inondazione i comuni di fondovalle.

Il corso del Livenza denota una notevole ricchezza della flora e della fauna che varia durante il suo percorso. Tra i pesci delle sue acque vanno citati la trota, la tinca, la scardola, l'alborella, la carpa, il luccio, il temolo e l'anguilla. Da segnalare poi una sua caratteristica negativa causata dall'uomo che nei secoli recenti ha modificato l'andamento delle acque di un ampio territorio.

 

Da fonti scritte del I secolo si apprende che il nome del fiume in epoca latina era Liquentia (dal verbo latino liquere = essere scorrevole), la cui pronuncia più tarda, comune a tutto l'impero, è quella di Liquenzia. Nei diplomi medievali, l'esatta denominazione del fiume viene sempre rispettata, anche se saltuariamente compare la variante Liguenzia. A partire dal XIII secolo, l'idronimo Liquentia appare alterato in Livenzia, da cui poi si giungerà alla forma definitiva.

 

La palude delle sorgenti del Livenza si è formata in una depressione naturale strutturale, delimitata ad est dall'altura del Col Longone, ad ovest dalle pendici dell'altipiano del Cansiglio e sbarrata a nord dalle ghiaie trasportate dal torrente Gorgazzo, affluente dello stesso Livenza. Alla base del massiccio carsico del Cansiglio/Cavallo, dal quale derivano, sono allineate su una fascia di 5 km, le tre sorgenti perenni del Livenza: Gorgazzo (a NE), Santissima (in comune di Polcenigo – portata media 6 m³/s) e Molinetto (in quello di Caneva: portata media 2 m³/s).

Sede d'un bacino d'acqua con altezze oscillanti sin dai tempi preistorici, venne sottoposto (negli ultimi due secoli (forse a cavallo della prima G.M.) a vari lavori di bonifica ed interventi idraulici (scavo di scoline, canali di sgrondo, costruzione di un canale artificiale che attraversa in galleria il Col Longone per l'alimentazione d'una centrale elettrica) che alterarono parzialmente l'ambiente umido naturale.

Nonostante l'introduzione delle citate alterazioni, vi si conserva un deposito stratificato di straordinaria importanza sia per l'archeologia preistorica, che lo studio della trasformazione dell'ambiente negli ultimi 15 000 anni. Va inoltre ricordato che questo è uno dei pochi siti italiani in cui è particolarmente promettente uno studio approfondito ed articolato dei modi d'adattamento dell'uomo preistorico all'ambiente. I sedimenti saturi d'acqua, hanno infatti permesso la conservazione di elementi altrove deperibili (vegetali, pollini, legno) che costituiscono un ricchissimo archivio di dati riguardanti gli ambienti e la cultura materiale dell'uomo preistorico.

Già durante i lavori di bonifica e di sistemazione dei canali di sgrondo (anni sessanta), nel materiale di risulta del dragaggio dei canali, erano venuti alla luce in più volte parecchi reperti archeologici.

Il ritrovamento e di frammenti di recipienti ceramici, strumenti litici, ossa di animali, pali di legno ecc., hanno fatto desumere che vi fosse ubicato un villaggio palafitticolo di età neolitica (Neolitico recente IV-inizi III millennio a.C.) successivamente testato nelle campagne di scavo dal Ministero dei Beni ambientali ed archeologici degli anni 1982-1983, 1987 e 1992-1993 e datato (al carbonio-14) fra il 5720 a.C. ed il 4880 a.C.

La valenza strategica dell'alto-Livenza è attestata da decisivi fatti d'armi avvenuti sulle sue rive in tante epoche storiche. Vedi l'episodio del duca longobardo ribelle Alachis che alla fine del VI secolo sorprende i Forogiuliani al ponte di Cavolano e si fa giurare fedeltà; la battaglia al Livenza del rivoltoso duca longobardo forogiuliano Rotgaudo con grande strage di Franchi, nel 774. Nel 1335, ci fu lo scontro definitivo tra Rizzardo VI da Camino e il patriarca aquileiese Bertrando ai Camolli, dove l'esercito cenedese di Rizzardo fu sconfitto. Nel 1411 gli Ungari di Pippo Spano, nella guerra tra Sigismondo d'Ungheria e la Repubblica di Venezia, superano le difese veneziane scavate presso il Livenza, “le maledette fosse dei Veneti” lunghe 33 chilometri; l'anno successivo la Serenissima predispone l'invio di una poderosa flotta sul Livenza per aggirare le postazioni ungare imperiali, ma il tentativo fallisce. Nel 1809 nella piana di Sacile si registra la battaglia tra Austriaci e Napoleonici, che tentano di arrestare l'avanzata austriaca oltre il Livenza, dove l'arciduca Giovanni d'Austria sbaraglia il principe Eugenio Beauharnais.

 

Note: Testi parzialmente tratti da Wikipedia.